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La filosofia dei quanti che i mercanti non conoscono

La comprensione di una teoria fisica, come la meccanica quantistica, richiede un’analisi storico-filosofica, nella tradizione della storia delle idee nazionale e internazionale.

La teoria non ha generato controversie, ma il dibattito prosegue dalla sua formulazione, dagli anni Venti, perchè non si è ancora riusciti a capire che cosa la teoria ci dica sul mondo.

Come può essere fatta la realtà se l’enorme successo predittivo della teoria ci fa pensare che essa sia, almeno approssimativamente vera? La filosofia e la fisica, pur nei loro differenti compiti, hanno cooperato e devono continuare a farlo.

Le obiezioni di Einstein non riguardavano né l’indeterminismo, né il principio di indeterminazione di Heisenberg, ma l’incompletezza della teoria. È soltanto rifiutando la premessa della località, che non comporta la trasmissione di segnali a distanza, che un eventuale completamento della teoria diventa compatibile.

(“La realtà al tempo dei quanti. Einstein, Bohr e la nuova immagine del mondo”. Federico Laudisa, Bollati Boringhieri, Torino, pag. 172).

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IL LITIO POTREBBE PROTEGGERE DALL’ ALZHEIMER

Il litio, usato come farmaco nelle persone con disturbo bipolare e altre malattie mentali, potrebbe avere benefici nel prevenire l’Alzheimer.

In uno studio sono stati analizzati 73.731 adulti, ai quali era stata diagnosticata la demenza, tra il 1995 e il 2013 e 733.653 adulti che non soffrivano di questa condizione.

In campioni di acqua potabile di 151 acquedotti, in Danimarca (che forniscono acqua al 42% della popolazione) è stata stimata l’esposizione media al litio:

Nei malati affetti da demenza il livello era inferiore del 17% rispetto agli altri (l’esposizione era pari o superiore a 15 microgrammi per litro).

Un intervento semplice ed economico, come l’aumento delle concentrazioni di litio nell’acqua potabile, potrebbe portare a una riduzione dei casi di demenza.

(Lars Vedel Kessing. Università Copenaghen. Jama Psychiatry)

(John J. McGrath, Università del Quuensland, Michael Berk, Università di Melbourne).

Ogni riferimento alle ricerche del Prof. Antonio Scarpa, etnoiatra, direttore del Opera Nazionale Maternità ed Infanzia, è casuale? Scarpa analizzò l’acqua in una sorgente a Bali. Era usata dalle popolazioni locali per alleviare i disturbi causati da psicopatologie. All’analisi da Lui effettuate alte concentrazioni di Litio.

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4 Febbraio, giornata contro il cancro

Le cure palliative, per coloro, quasi la metà, che ci lascia. A domicilio o in hospice.

In Italia, secondo l’organizzazione Mondiale della Sanità, oggi, usufruiscano di cure palliative 560 persone adulte ogni 100.000 residenti. Il rapporto al Ministero non dà dati realistici per le cure domiciliari: stimiamo che venga assistito il 30% dei malati oncologici.

Ci sono 267 hospice con 2.963 posti letto, in Lombardia 21, 27 nel Lazio, 11 in Puglia e Campania, 6 in Basilicata.

Un grande ruolo è dato dal terzo settore, senza il quale tutto il sistema non sarebbe sostenibile.

Quello che eroga cure palliative è il terzo pilone della nostra società.

https://www.topdoctors.it/articoli-medici/terapia-palliativa-come-alleviare-il-dolore

https://www.la-torre.it/cure-palliative

Coronavirus, storie antiche di umana follia

Il coronavirus che sta scatenando il panico nel mondo è l’ennesimo segnale che, pur disponendo di conoscenze e tecnologie potenti, la minaccia degli agenti infettivi non è eliminabile.

Aids, Dengue, Ebola, Sars sono conseguenze di nuove opportunità per agenti zoonotici di passare dagli animali agli uomini. Allevamenti intensivi, distruzione di ecosistemi naturali, abuso di antibiotici.

Il nuovo millennio è caratterizzato dalla riorganizzazione o devastazione degli ecosistemi planetari che hanno portato ad emergere di nuove infezioni, tra cui il virus che in questi giorni terrorizza la Cina.

 

IL MICROBIOTA, UNA NOVITA’ CHE COMPIE 150 ANNI

Lo Yogurt, l’Associazione Italiana Lattiero Casearia, ne valuta il consumo in ragione del 65% della popolazione adulta.

Yogurt (lingua turca), un cibo magico capace di infondere all’instancabile nomade e guerriero dell’Asia centrale uno straordinario benessere e una formidabile forza. Residuo acido derivato dal latte bovino, caprino od ovino, conservato in piccoli otri (spesso indossati da cavalieri) zaini o borse tracolle confezionati con la pelle o lo stomaco dell’animale di provenienza. Complice il calore, si svolge un processo di trasformazione chimica, la fermentazione.

Dalla Grecia il freschissimo tzatziki, dalla Turchia il frizzante e digestivo ayran, dai Paesi mediorientali il morbido e aromatico labaneh, dalla Russia la succulenta panna acida e il Kefir (delizia in lingua turca), ottenuto dal latte fresco trattato con grani di kefiran, miscela di batteri e lievitati alla quale attribuire la denominazione di “probiotico”. Microrganismo “buono”, lattobacillo, responsabile del processo di fermentazione.

Un microbiologo bulgaro, il dottor Stamen Grigorov, consapevole che i suoi connazionali erano celebri per le loro eccezionale longevità, ritenne legittimo associale le qualità preventivo- terapeutiche dello yogurt, lattobacillo che venne ufficialmente contrassegnato con l’epiteto “bulgaricus”. Il russo Ilya Mechnikov, uno dei fondatori della moderna immunologia, ne vinse il premio Nobel per la medicina nel 1908.

Il lattobacillo, collaborando simbioticamente con lo Streptococcus thermophilus, è responsabile, grazie all’azione beta-galattosidasi, della scissione del lattosio nelle sue componenti: galattosio e glucosio, quest’ultimo trasformato in un intermedio, il piruvato, convertito in acido lattico. Il lattato, in ambito alimentare, mantiene il cibo “disinfettato”, rispetto alla crescita di numerose specie batteriche, compreso il Clostridium botulinum.

Gli yogurt contemporanei vengono “governati”. Chi li governa sono l’arricchimento con i processi di produzione industriale. Danone, anzi, Danon, il nome catalano del figlio di Isaac Carasso, commerciante ebreo sefardita originario di Salonicco che, nei primi anni del novecento, aprì a Barcellona, dove si era rifugiato con la famiglia a causa della guerra nei Balcani una rivendita di yogurt, inizialmente importato dalla Bulgaria. Danon, trasformato in Danone, diventò un colosso a livello internazionale e prese la nazionalità francese per diffondere i propri prodotti in tutto il mondo.

In epoca odierna, anche il più “puro” dei prodotti commerciali non potrà mai assomigliare ai mitici yogurt preparati dall’antichità negli sconfinati territori che dall’ Europa sfumano verso l’Asia. La produzione industriale odierna consiste in una serie di paesaggi standardizzati, che prevedono l’utilizzazione di ogni tipo di latte oggi disponibile, compresi quelli vegetali come soia, avena, mandorla e cocco; tra i passaggi fondamentali, l’aggiunta dei fermenti probiotici in qualità di importanti, componenti “attivi”, ufficialmente definite da FAO e OMS “microrganismi vivi”.

Il microbiota, oltre all’intestino (localizzazione principale), coinvolge stomaco, cavo orale, cute, vie aeree e apparato urogenitale. Miliardi di microrganismi con cui conviviamo, e che secondo la visione di alcuni biologi ci rendono assimilabili a “super”- organismi (come i formicai o gli alveari), sono in grado di esercitare la funzione mutualistica.

I procarioti ci accompagnano da sempre, svolgendo funzioni insostituibili per la sopravvivenza delle specie superiori e contribuendo al mantenimento della ciclicità. Ognuno di noi è “titolare” di un proprio personale microbiota, solo in parte condivisa con tutti gli altri membri della specie, “assegnato“ in occasione della nascita, quando il primo approccio con il mondo esterno fa sì che immediatamente prenda l’avvio la colonizzazione,. A fronte dei 9 phyla (il totale in natura ammonta a 23) di cui disponiamo, risulta impossibile procedere a un appello, ma solo separarne alcune presenze, come i Bifidobatteri di eccellente indole probiotica, Bacteroides e Prevotella, nell’ambito del cui rapporto reciproco la prevalenza del primo segnala un regime alimentare ricco in grassi e proteine animali, quella del secondo una dieta ricca di carboidrati. Il microbiota è in grado di “fluttuare” come composizione e caratteristiche funzionali in relazione a stimoli operativi, con modalità epigenetico-simili, dovuti a variazioni dell’accessibilità della cromatina rispetto ai processi trascrizionali, tra i quali quelli di natura alimentare. Le fibre sono indispensabili per il benessere intestinale in quanto trasformabili dalla flora batterica in “acidi grassi a catena corta”, molecole utilissime come approvvigionamento di energia per un’efficiente funzionalità immunitaria, in quanto regolatrici della proliferazione delle popolazioni linfocitarie. Nonché del sistema nervoso centrale, con una produzione di serotonina. Interagisce, in contatto continuo, con l’epitelio di rivestimento dell’intestino dotato di una ricchissima innervazione: il Sistema nervoso enterico (SNE), le efferenze vagali e con il GALT (Gut-Associated Lymphoid Tissue) e le placche di Peyer, noduli linfatici, operatori locali della risposta immune dei confronti degli antigeni. (da Giovanna Flamini, Prometeo, 37, 148, 12/19)

RICERCA

LA RICERCA

Con il prefisso intensivo ri, la ricerca rimanda al latino circum (attorno) e al tardo latino circare (andare intorno). Ricerca è circoscrivere un ambito sul quale concentrare la propria attenzione sistematica. Fino a trovare ciò che prima non era visibile, evidente o spiegabile. Orientata allo sviluppo della società e a migliorare la vita di tutti, è anche una esigenza interiore. “Gli dei non hanno certo svelato ogni cosa ai mortali fin dal principio, ma ricercando, gli uomini trovano a poco a poco il meglio” (Senofane).

Farmaci e terapie sono il risultato di ricerca, lunga faticosa e poco conosciuta. Dopo rigida separazione tra ricerca di base e ricerca applicata. Le speranze di sviluppo legate alla ricerca dipendono sempre più dalla <<ricerca di frontiera>>, trans e interdisciplinare che, indipendentemente dal fatto che riguardi discipline scientifiche o umanistiche, è ritenuta <<ricerca scientifica>> in forza del rigore nel metodo, della sistematicità nello studio e della ripetibilità dei procedimenti.

La ricerca deve riguardare chiunque abbia voglia di spingersi oltre, liberarsi dalla autoreferenzialità e coltivare sogni. Per sé e per la realtà nelle quali è inserito. Il ricercatore è un sognatore. Vede ciò che ancora non c’è e investe energie perché possa esistere. Con passione e competenza. In ogni ambito. Non escluso quello che riguarda la strada da percorrere e la propria realizzazione umana. È la ricerca della verità di sé. Richiede altrettanto rigore, passione e dedizione. Come tale non ha limiti e procede per passi successivi, lenti e generalmente sorprendenti. Lo sguardo interiore che accompagna presenta i caratteri di un processo destabilizzante che porta alla indeterminatezza e alla messa in discussione. Momento in cui è importante avere accanto un compagno di viaggio capace di prestarti occhi e cuore sapienti. (Da Nunzio Galantino, Il Sole 24 Ore, 26/1/2020)

Prevenzione sanitaria e Facebook

Nel novembre 2019 è stato lanciato “Preventive Health” per migliorare la prevenzione sanitaria, mettendo gli utilizzatori al corrente delle linee guida delle diverse patologie e ricordando quali check-up si dovrebbero fare in base all’età e alla condizione di ogni singolo individuo. Si basa sulle linee guida dell’American Cancer Society e dei Centers for Disease Control and Prevention. Negli Stati Uniti è in grado fornire la geolocalizzazione dei servizi sanitari.

L’uso dei social, specialmente tra i giovani, potrebbe rappresentare un’opportunità di informare la popolazione sulle raccomandazioni e sulla prevenzione sanitaria. Anche grazie alla condivisione di contenuti con la propria “rete” potrebbe aumentare la consapevolezza dell’importanza di effettuare screening periodici poiché la rete social, costruita attraverso le piattaforme dei social, è molto più estesa di quella del mondo in tre dimensioni.

TUMORI: la scoperta che potrebbe cambiare il modo di vedere le metastasi

La formazione di metastasi provoca il 90% dei decessi dovuti ai tumori. La loro formazione sembra essere dovuta alla riattivazione, nel posto e nel tessuto sbagliato (nelle cellule tumorali), di geni deputati alla rigenerazione cellulare, e non che a mutazioni genetiche delle cellule tumorali primarie, come si è pensato fin ora. È il risultato a cui sono giunti i ricercatori dell’istituto Joan Massaguè. La scoperta e apre la strada a nuove prospettive terapeutiche.

Nell’ultimo studio, pubblicato su Nature Cancer, gli scienziati del Memorial Sloan Ketting Cancer Center rivelano che le metastasi si sviluppano a causa della riprogrammazione delle cellule tumorali che acquisiscono le proprietà delle cellule staminali rigenerative.

In studi precedenti, i ricercatori avevano scoperto che l’espressione della proteina L1CAM, molecola deputata alla rigenerazione tissutale, è componete essenziale per la diffusione delle cellule tumorali del seno, del polmone, del rene, del colon-retto, al cervello, polmone, fegato e ossa. Queste cellule progenitrici usano L1CAM per aderire alle superficie dei capillari e diffondersi.

Osservando i tessuti tumorali umani, la proliferazione di cellule che esprimono la molecola si verifica in corrispondenza di un danno, una ferita, dello stato epiteliale. Le cellule metastatiche sfruttano un meccanismo cellulare fisiologico che consente la rigenerazione dei tessuti.

“La metastasi non è altro che la guarigione di una ferita andata male” (Karuna Genesh, prima autrice dello studio).

Le cellule staminali che formano i tumori primari sono diverse da quelle che formano le metastasi, il che rende i modelli basati sulla crescita dei tumori primari inadeguati a comprendere le metastasi.

Tumore mammario: elevato rischio di mortalità cardiovascolare tra chi sopravvive

Nei dieci anni che seguono al trattamento del tumore mammario, le donne hanno maggior rischio di morte per carcinoma mammario, malattie cardiache, ictus e infezioni. (Muneer Al-Husseini dell’Ascension St. John Hospital di Detroit, USA, Canceer).

Un’ indagine ha preso in considerazione più di 750mila donne con diagnosi di carcinoma mammario, seguite per una media di 15 anni. Di queste, 183mila pazienti (24%), sono morte entro 15 anni dalla diagnosi, a un’età media di 73 anni. Il numero più elevato di decessi, 84.500 (46%), si è verificato entro uno o cinque anni dalla diagnosi.

Le morti non dovute a cancro sono state causate da infarti, ictus ed emorragie cerebrali. A un anno dalla diagnosi, 19.500 donne sono morte per il cancro al seno e 8.300 per cause legate al tumore, in particolare malattie cardiache- Le pazienti avevano un rischio maggiore di morte per setticemia e malattie infettive rispetto al resto della popolazione, effetto probabilmente collegato ai trattamenti chemioterapici. Tra uno e cinque anni dopo la diagnosi, 85mila pazienti sono morte per cause non legate al cancro, tra cui malattie cardiache, cerebrovascolari e Alzheimer.

Tra cinque e dieci anni dalla diagnosi, i decessi non per cancro sono diventati più frequenti: 19mila donne sono morte di cancro mammario e 24mila per cause non legate al tumore, in particolare malattie vascolari cardiache e cerebrali, Alzheimer. In questo periodo di tempo aumentava il rischio di morte per malattie epatiche e per suicidio. Più pazienti sopravvivevano, maggiore era la probabilità che sviluppassero timori polmonari del colon-retto e dell’endometrio.

“L’aumentato rischio di malattie cardiovascolari è probabilmente una conseguenza di lesioni citotossiche/indotte da radiazioni, nonché di impatti secolari alla terapia, come il cambiamento di peso” (Jessica Scott, Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York).

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Nuove strategie per trattare tumori e altre malattie

“Proteine intrinsecamente disordinate” ( IDP,  intrinsically disorded protein) sono una classe di proteine che può causare cancro e patologie degenerative. Hanno un aspetto mutevole, insiemi di componenti che cambiano costantemente configurazione. La struttura, allentata e flessibile, permette di raggruppare un’ampia varietà di molecole in momenti critici, come durante la risposta  cellulare allo stress. Le proteine, quando non funzionano correttamente, possono lasciar emergere malattie. Molte “undruggables”, impossibile colpirle con farmaci.

La maggior parte dei farmaci impiegati  richiede una struttura stabile da bersagliare, le IDP non restano ferme abbastanza a lungo, come c-Myc e K-RAS sono troppo elusive. Nel 2017, in Francia e Spagna, hanno dimostrato che è possibile mirare e colpire l’interfaccia indistinta di queste proteine. Un farmaco approvato dalla Food and Drug Administration, la trifluoperazina (usata per disturbi psicotici e ansia), si lega a NUPR1, proteina disordinata coinvolta nel cancro del pancreas e lo inibisce. Il meccanismo delle IDP è correlato ad organelli endocellulari privi di membrana. Questi organelli avvicinano tra loro proteine e RNA, tenendone separate altre. La prossimità permette che alcune reazioni avvengano più facilmente, mentre la separazione ne impedisce altre. Nuovi strumenti di manipolazione molecolare, denominati Corelets e CasDrop, permettono di controllare la formazione degli organelli. Durante la formazione e la degradazione, le IDP interagiscono con diversi partner di legame e, nel farlo, mantengono per qualche istante una nuova forma. L’industria scommette sul potenziale terapeutico delle IDP: aziende biotecnologiche, come IDP Pharma, stanno sviluppando inibitori con cui trattare mieloma multiplo e carcinoma polmonare a piccole cellule. (di Elisabeth O’Day, medicina e biotecnologia, Le Scienze 7 gennaio 2020, p.32)