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COMITATO DI BIOETICA

"All'ordine del giorno va posta la suprema necessità
che si diano dei medici pensanti, i quali non siano disposti a cedere
il campo ai tecnici della scienza". M. Heidegger
Oggi vi é un forte appello all'umanizzazione della medicina
e al recupero del nucleo etico essenziale della professione medica.
Con l'idea di "alleanza terapeutica" - relazione retta dalla
fiducia, si richiede la disponibilità del medico ad identificarsi
col paziente, ascoltarlo e non solo ascoltarlo.
Ne discendono una diversa visione della malattia, esperienza di un soggetto,
in una data situazione, ed un richiamo alla dimensione soggettiva della
sofferenza. Partendo dal dolore in generale, elaborando categorie utili
a fissarne e a precisarne la fenomenologia, si arriva all'individuo
che soffre. Il titolare per così dire, della sofferenza. Cresce
l' attenzione per le modalità personali, esistenziali, profonde,
con cui il singolo vive la sua sofferenza e si rappresenta la sua malattia.
Questa centralità della figura del sofferente, corrisponde a
un'istanza non solo di tipo etico (rispetto della sua individualità,
tutela della dignità della persona) ma anche epistemologico.
La cosiddetta umanizzazione della medicina parte dalla constatazione
che l'uomo, come soggetto, é stato escluso da una medicina, incentrata
sulla malattia e sull'organo malato.
Occorre spostare l'accento all'uomo malato nella sua globalità.
Risale, a Victor Von Wieszaecker il tentativo di ridisegnare la medicina
su basi epistemologiche nuove. A lui si deve la formula "introdurre
il soggetto in medicina" e quindi, l'affermazione del principio
per cui dietro ogni malattia, c'é la presenza di un soggetto
umano che struttura la sua malattia, facendone un elemento della sua
autobiografia. Solo rispettando queste indicazioni si può umanizzare
la scienza medica e recuperare il rapporto del medico con un soggetto
che é l'uomo nella sua totalità.
A tale impostazione si richiama l'antropologia medica di Pedro Entralgo:
" occorre reintrodurre il soggetto-uomo nella sua interezza come
essere bio-psichico-storico. La malattia non viene considerata come
un fatto isolato, ma come il risultato di un complesso di eventi che
riguardano biografia, ambiente sociale e situazione storica dell'individuo".
Grazie dunque alla medicina antropologica si é fatta strada la
consapevolezza dell'insufficienza di un approccio meramente quantitativo
alla sofferenza.
Comitato di Bioetica La Torre
Membro della Federazione nazionale del Comitato di Etica
· R.C., Avvocato, Prof. Universitario, Preside Onorario Facoltà
di Legge, Nizza
· S.D., Avvocato, Torino
· V.F., Medico Legale, Giornalista Scientifico
· W.G., Medico, Prof. Universitario, Torino
· M.G., Medico, Direttore La Torre, Torino
· C.M.G., Sociologa, Prefettura di Torino
· A.G., Prof. Universitario, Direttore Dipartimento di Scienze
Antropologiche Università di Genova
· G.L., Presidente Università del Mediterraneo, Nizza
· E.M., Ingegnere, Prof. Universitario, Torino
· F.M., Procuratore della Repubblica, Torino
· A.M., Sacerdote, Direttore Comunità, Milano
· S.M., Sacerdote, Direttore Comunità, Torino
· A.R., Arcivescovo, Lisbona
· V.S., Medico, Primario Ospedaliero, Torino
· L.T., Farmacista, Torino
In un'epoca di profonda crisi La Torre ha fatto una scelta di linee
culturali precise e rigorose, utilizzando come oggetto di studio il
"libro del mondo": la natura. Adottando come strumenti privilegiati
la passione per lo studio, il rigore della ricerca, l'umiltà
dell'esperienza e l'insieme delle conoscenze.
La libertà filosofica viene affermata con grande fermezza. Libertà
come costruzione di un rapporto tra condizione umana e vita spirituale
dell'uomo. L'interpretazione del modello positivistico del termine malattia,
così come spiegato dalla scienza medica, non soddisfa più.
Perché malattia nella coscienza collettiva non è solo
un problema biochimico, genetico o disfunzionale ma è un concetto
che si allarga fino a includere disagio, dolore, malessere.
L'idea stessa di salute si è andata evolvendo, ripristinando
il significato aristotelico della buona vita. Il bene possibile, in
una rinnovata concezione del benessere è tutto ciò che
a partire dalla capacità e dalle opportunità materialmente
offerte è in grado di situare la salute all'interno di un progetto
di autorealizzazione della persona.
Ma
solo con l'aiuto della scienza possiamo progredire e sopravvivere. Il
Comitato di Bioetica della Torre si propone di migliorare il rapporto
tra scienza e società.
I rapidi progressi della ricerca biotecnologia e genetica, interrogando
a fondo la coscienza e l'etica contemporanea condizioneranno sempre
più la vita della nostra società. La promozione dell'alfabetizzazione
scientifica nei campi della biologia molecolare e delle sue applicazioni
biomediche e biotecnologiche non é più solo un'operazione
culturale ma un importante strumento di democrazia.
Per rispondere alle domande, per confrontarci con i nostri dubbi è
stato attivato il Comitato di Bioetica de La Torre, sognando di portare
ad altri le proposte elaborate.
Nata dall'appello drammatico dei malati di AIDS, nell'emergenza antecedente
alla triterapia, continua a rappresentare un momento di riflessione
ed un punto di riferimento sulla liceità di ricorso a terapie
non convenzionali di fronte alla sofferenza umana.
Consigliere attento nel seguire le indicazioni dei malati, doverosamente
consapevoli, nell'evitare inutili accanimenti terapeutici, è
propositiva nell'umile ammissione che il compito del medico resta :
"confortare sempre, curare spesso, guarire occasionalmente".
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